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E’ nato l’Istituto Italiano Open Data

1 Commento

L’Istituto Italiano Open Data è nato a maggio 2014. Si configura come rete di associazioni, organizzazioni, enti, gruppi e persone singole, e vuole avere la duplice funzione di catalizzatore di energie e capacità e di raccordo tra i diversi protagonisti sugli open data, per favorire l’incontro tra domanda e offerta, lo scambio e la condivisione di pratiche, strumenti, tecnologie, la valorizzazione degli open data come opportunità di crescita economica.

http://www.agendadigitale.eu/smart-cities-communities/917_ecco-perche-si-e-costituito-l-istituto-italiano-open-data.htm

 

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Autore: Simona Matera

Founding Partner at ADHOC Solutions Srl

One thought on “E’ nato l’Istituto Italiano Open Data

  1. Avatar di alenuvoloni

    L’ha ribloggato su Gestione Documentale, Archiviazione Sostitutiva, Gestione dei Processi Aziendali: Processidocumentali.come ha commentato:
    Per dati aperti, (in inglese open data) , si intendono alcuni tipi di dati, liberamente accessibili a tutti, privi di qualche forma di controllo che ne limiti la riproduzione, o per i quali il copyright richieda al massimo di citare la fonte. La locuzione “open data” pur essendo diffusa già da tempo, ha preso una seconda vita recentemente; merito, come al solito, dell’esplosione nell’impiego di Internet da parte delle persone, come canale principale di diffusione dei dati stessi. Secondo qualcuno (per esempio Barak Obama) « Fin dove possibile e sottostando alle sole restrizioni valide, le agenzie devono pubblicare le informazioni on line utilizzando un formato aperto (open) che possa cioè essere recuperato, soggetto ad azioni di download, indicizzato e ricercato attraverso le applicazioni di ricerca web più comunemente utilizzate. Per formato open si intende un formato indipendente rispetto alla piattaforma, leggibile dall’elaboratore e reso disponibile al pubblico senza che sia impedito il riuso dell’informazione veicolata. »
    Anche questo fenomeno, credo sia una meraviglia tecnologica (potenzialmente). La domanda è retorica, la risposta pleonastica: saremo in grado di farne un buon utilizzo?

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